Come nasce la Fondazione
ORIGINE STORICA DELL'ASILO INFANTILE DI SAN TERENZO INTITOLATO A "MANLIO CANEPA"
Nasce come Asilo Infantile eretto in Ente Morale con regio decreto il 15 novembre
1925 n.2350.
Trae origine dalle donazioni che, in seguito alla luttuosa catastrofe di Falconara,
28 settembre del 1922, elargirono l'Associazione generale dei Commercianti e Industriali
della Spezia e la Commissione Milanese di soccorso alle vittime del disastro di
Falconara.
La prima provvide a proprie spese all' acquisto del terreno ed alla costruzione
del fabbricato, la seconda dotò l'Asilo di un capitale di L.100.000.
Il terreno prescelto per la costruzione fu quello denominato "campo" o "campetto"
perché rispondente ai requisiti di igiene e di ubicazione congrua all'opera
destinata.
L'Asilo fu intitolato al tenente "Manlio Canepa", eroe
santerenzino morto combattendo nella guerra del 1915-1918, insignito della
medaglia di bronzo.
La famiglia Canepa per onorare la memoria del congiunto donò all'asilo fino
all'estinzione per legge, l'assegno conferito dal governo italiano alla memoria del
figlio (come da G.U. del 13/1/1926 legge n.6972 del 17/7/1890 Istituzioni
Pubbliche di Assistenza e Beneficienza).
Nel 1939, venne mutato il nome da "Asilo Infantile" a "Scuola Materna" in
conformità alla dichiarazione della Carta della Scuola, approvata dal Gran
Consiglio del Fascismo nella prima riunione del 15 febbraio 1939.
Agli asili infantili, ora scuole dell'infanzia, venne attribuito oltre al compito
originario, prevalentemente assistenziale, anche quello di disciplinare ed educare
le prime manifestazioni dell'intelligenza e del carattere degli alunni (la scuola
materna statale nascerà nel 1968 Legge n. 444).
Durante la 2² guerra mondiale 1940/1944, l'asilo svolse un'importante opera
assistenziale, infatti nel periodo che va dal 18 giugno 1940 al 3 agosto del 1944,
fu offerta la refezione ai figli delle famiglie indigenti di S.Terenzo dalla Sig.ra
Amelia Bibolini. Nell'articolo del Giornale "Il Telegrafo" del 8/5/36, viene riportato
il menù giornaliero, che era costituito da: una minestra, pane, formaggio o
salame, frutta o marmellata.
Fin dalla sua fondazione l'Asilo fu retto dalle Suore Madri Pie di Ovada che vi
rimasero fino al 1969.
Le religiose lasciarono l'Asilo a causa della mancanza di vocazioni e furono
richiamate alla Casa Madre, in seguito vennero inserite le prime insegnanti laiche,
in conformità alla legge n. 444/68, la quale sanciva la trasformazione
degli istituti per l'infanzia in scuole materne statali.
SCOPPIO DELLA POLVERIERA DI FALCONARA
Gli eventi tragici della guerra avevano piegato tante famiglie che avevano
perduto i loro cari, ma purtroppo, gli avvenimenti tristi non erano ancora
finiti la popolazione di S.Terenzo venne ancora una volta messa a dura prova.
Nella notte del 28 settembre del 1922 avvenne una paurosa esplosione,
un fulmine aveva fatto saltare la polveriera di Falconara dove erano
custodite ben 1.500 tonnellate di esplosivo del Regio Esercito.
S.Terenzo, in seguito a questo evento apocalittico, subì gravissime
distruzioni e centinaia di morti.
L'onda d'urto provocata dallo scoppio sradicò gli alberi e il vento
di fuoco incendiò tutte le colture di ulivi, le case scoperchiate
e semidistrutte erano inagibili, tutt'intorno c'era morte, fango, feriti e macerie.
Fu una notte terribile di cui ancora si tramanda l'orrore.
La sera stessa della sciagura il senatore Camillo Cimati con un telegramma informava
dell'accaduto il presidente del Consiglio on. le Facta, il prefetto di Genova Sig. Poggi e
il generale Squillace, comandante della Divisione Militare che convergevano sul posto.
Si organizzavano così i primi interventi, al Ministro della Marina, onorevole Devito
incaricato di raccogliere i fondi e disporre per i soccorsi immediati vennero inviate
L.20.000. Il Ministro dell'Interno diede disposizione al Comando di Corpo d'Armata di
Firenze e ai prefetti di Genova e di Firenze affinché inviassero rapidamente
soccorsi e personale specializzato, attribuendo la direzione dell'operazione all'ammiraglio
Biscaretti mentre si mobilitava anche la Croce Rossa Nazionale.
Le Pubbliche Assistenze di Sarzana, La Spezia, Massa Carrara trasportavano a ritmo
incessante i feriti che venivano portati negli ospedali della zona.
Le cronache di quei giorni registravano scene strazianti, episodi tragici, dolore,
toccanti manifestazioni di solidarietà.
I danni materiali furono stimati in lire
5.000.000, l'espolsione violentissima danneggiò anche gli abitati di Pitelli,
Pertusola, Lerici e Pugliola.
La Regia Marina mise a disposizione ufficiali medici e oltre 500 marinai.
Il Pontefice fece pervenire al vescovo di Luni e Sarzana una cospicua somma e
la Cassa di Risparmio di Milano inviò L.150.000.
L'unione Commercianti e Industriali della Spezia e la Camera di Commercio di Genova
inviarono L. 25.000.
Il giornale spezzino il Popolo promosse una sottoscrizione e anche il quotidiano
romano L'Azione raccolse fondi per "I danneggiati del Golfo della Spezia".
Il bel borgo tanto amato dagli scrittori e poeti inglesi nell'800 era praticamente
ridotto a un cumulo di macerie.
Lunga e travagliata fu la ricostruzione e non facile per la gente di S.Terenzo.
(*) foto: Archivio storico del Comune di Lerici


